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Una poesia al giorno

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18 settembre 2009 
                                                                      

Eugenio Montale

Fuscello teso dal muro

Fuscello teso dal muro
sì come l'indice d'una
meridiana che scande la carriera
del sole e la mia, breve;
in una additi i crepuscoli
e alleghi sul tonaco
che imbeve la luce d'accesi
riflessi - e t'attedia la ruota
che in ombra  sul piano dispieghi,
t'è noja infinita la volta
che stacca da te una smarrita
sembianza come di fumo
e grava con l'infittita
sua cupola mai dissolta.

Ma tu non adombri stamane
più il tuo sostegno ed un velo
che nella notte hai strappato
a un'orda invisibile pende
dalla tua cima e risplende
ai primi raggi. Laggiù,
dove la piana si scopre
del mare, un trealberi carico
di ciurma e di preda reclina
il bordo a uno spiro, e via scivola.
Chi è in alto e s'affaccia s'avvede
che brilla la tolda e il timone
nell'acqua non scava una traccia.

 

   
   

 

24 novembre 2008

Mogol (+Battisti)

L'aquila

Il fiume va
guardo più in là
un'automobile corre
e lascia dietro sé
del fumo grigio e me
e questo verde mondo
indifferente perché
da troppo tempo ormai
apre le braccia a nessuno
come me che ho bisogno
di qualche cosa di più
che non puoi darmi tu
un'auto che va
basta già a farmi chiedere se io vivo
Mezz'ora fa
mostravi a me
la tua bandiera d'amore
che amore poi non è
e mi dicevi che
che io dovrei cambiare
per diventare come te
che ami solo me
ma come un'aquila può
diventare aquilone
che sia legata oppure no
non sarà mai di cartone
cosa son io non so
ma un'auto che va
basta già a farmi chiedere se io vivo
basta già a farmi chiedere se io vivo
Il fiume va - sa dove andare
guardo più in là - in cerca d'amore
un'automobile corre - non ci son nuove terre
e lascia dietro sé
del fumo grigio e me
e questo verde mondo - nel quale mi confondo
indifferente perché
da troppo tempo ormai
apre le braccia a nessuno
come me che ho bisogno
di qualche cosa di più
che non puoi darmi tu
un'auto che va basta già a farmi chiedere se io vivo

6 novembre 2008

Sandro Penna

Scuola

Negli azzurri mattini
le file svelte e nere
dei collegiali. Chini
sui libri poi. Bandiere
di nostalgia campestre
gli alberi alle finestre.

 

5 novembre 2008

Leigh Hunt

La Rosina mi baciò

La Rosina mi baciò quando mi vide
Balzando dalla sedia incontro a me;
O tempo ladro che ami infilar dolcetti

Nella tua collana, mettici anche questo
Di' pure che son stanco, che son triste,
Di' pure che mi fan cilecca la salute e gli ori,
Di' che son vecchio, ma mettici anche questo:
La Rosina mi baciò, quando mi vide.

 

3 novembre 2008

Umberto Saba, Il Canzoniere

Goal

Il portiere caduto alla difesa
ultima vana, contro terra cela
la faccia, a non veder l'amara luce.
Il compagno in ginocchio che l'induce,
con parole e con mano, a rivelarsi,
scopre pieni di lacrime i suoi occhi.

La folla - unita ebbrezza - par trabocchi
nel campo. Intorno al vincitore stanno,
al suo collo si gettano i fratelli.
Pochi momenti come questo belli,
a quanti l'odio consuma e l'amore,
è dato, sotto il cielo, di vedere.

Presso la rete involata il portiere
- l'altro - è rimasto. Ma non la sua anima,
con la persona vi è rimasto sola.
La sua gioia si fa una capriola,
si fa baci che manda di lontano.
della festa - egli dice - anch'io son parte.

 

31 ottobre 2008

Giovanni Pascoli, Myricae

Il lampo

E cielo e terra si mostrò qual era:
la terra ansante, livida, in sussulto;
il cielo ingombro, tragico, disfatto:
bianca bianca nel tacito tumulto
una casa apparì sparì d'un tratto;
come un occhio, che, largo, esterrefatto,
s'aprì, si chiuse, nella notte nera.

 

30 ottobre 2008

Vladimir Solouchin

Il grembiulino bianco

Osservavo da un'alta collina.
Per il prato sommerso nel sole di
maggio andavano a scuola i ragazzi.
Quattro monelli e accanto a loro una sola bambina.
Il suo lindo grembiule luccicava
(come una fresca e grande margherita)
in mezzo al giallo della primavera!
E a un tratto offesero la margherita,
le schizzarono addosso l'acqua di una pozzanghera,
le imbrattarono di sudicie macchie il grembiule
e la costrinsero a piangere.
Restò indietro, si volse e pian piano
si trascinò verso casa.
Splendeva il sole. Le allodole cantavano.
La terra spirava il tepore dell'alba.
Ma la bambina andava, senza scorgere il sole,
senza udire il canto delle allodole in cielo,
senza udire sulla pelle il tepore della terra,
né il bene della terra sotto i piedi.
Come un nero diaframma l'offesa malvagia
le aveva d'un tratto nascosto ogni cosa,
e soltanto una nera amarezza fremeva
nel minuscolo cuoricino buono.

 

28 ottobre 2008

Dante Alighieri, Divina Commedia

Inferno - Canto V (vv.73-96)

I’ cominciai: "Poeta, volontieri

parlerei a quei due che ’nsieme vanno,

 e paion sì al vento esser leggeri".

Ed elli a me: "Vedrai quando saranno

più presso a noi; e tu allor li priega

 per quello amor che i mena, ed ei verranno".

Sì tosto come il vento a noi li piega,

mossi la voce: "O anime affannate,

 venite a noi parlar, s’altri nol niega!".

Quali colombe dal disio chiamate

con l’ali alzate e ferme al dolce nido

 vegnon per l’aere dal voler portate;

cotali uscir de la schiera ov’è Dido,

a noi venendo per l’aere maligno,

 sì forte fu l’affettüoso grido.

"O animal grazïoso e benigno

che visitando vai per l’aere perso

 noi che tignemmo il mondo di sanguigno,

se fosse amico il re de l’universo,

noi pregheremmo lui de la tua pace,

 poi c’hai pietà del nostro mal perverso.

Di quel che udire e che parlar vi piace,

noi udiremo e parleremo a voi,

 mentre che ’l vento, come fa, ci tace.

 

 

27 ottobre 2008

Pablo Neruda, Poesie d'amore e di vita

La poesia

E fu a quell'età....Venne la poesia
a cercarmi: Non so, non so, da dove
uscì, da quale inverno o fiume.
Non so come né quando,
no, non erano voci, non erano
parole, né silenzio,
ma da una strada mi chiamava,
dai rami della notte,
all'improvviso tra gli altri,
tra fuochi violenti
o mentre rincasavo solo
era lì senza volto
e mi toccava.

Io non sapevo che cosa dire, la mia bocca
non sapeva
chiamare per nome
i miei occhi erano ciechi,
e qualcosa pulsava nella mia anima,
febbre o ali perdute,
e mi formai da solo,
decifrando
quella bruciatura,
e scrissi il primo verso vago,
vago, senza corpo, pura
sciocchezza,
pura saggezza
di colui che nulla sa,
e vidi all'improvviso
il cielo
sgranato
e aperto,
pianeti,
piantagioni palpitanti,
l'ombra trafitta,
crivellata
da frecce, fuoco e fiori,
la notte travolgente, l'universo.

E io, minimo essere,
ebbro del grande vuoto
costellato,
a somiglianza, a immagine
del mistero,
mi sentii parte pura
dell'abisso,
ruotai insieme alle stelle,
il mio cuore si distese nel vento.
 

 

24 ottobre 2008

Eugenio Montale , Mediterraneo

Potessi almeno costringere
in questo mio ritmo stento
qualche poco del tuo vaneggiamento;
dato mi fosse accordare
alle tue voci il mio balbo parlare: —
io che sognava rapirti
le salmastre parole
in cui natura ed arte si confondono,
per gridar meglio la mia malinconia
di fanciullo invecchiato che non doveva pensare.
Ed invece non ho che le lettere fruste
dei dizionari, e l’oscura
voce che amore detta s’affioca,
si fa lamentosa letteratura.
Non ho che queste parole
che come donne pubblicate
s’offrono a chi le richiede;
non ho che queste frasi stancate
che potranno rubarmi anche domani
gli studenti canaglie in versi veri.
Ed il tuo rombo cresce, e si dilata
azzurra l’ombra nuova.
M’abbandonano a prova i miei pensieri.
Sensi non ho; né senso. Non ho limite
.
 

23 ottobre 2008

Charles Baudelaire , Les fleurs du mal

L'uomo e il mare

Sempre il mare, uomo libero, amerai!
perché il mare è il tuo specchio; tu contempli
nell'infinito svolgersi dell'onda
l'anima tua, e un abisso è il tuo spirito
non meno amaro. Godi nel tuffarti
in seno alla tua immagine; l'abbracci
con gli occhi e con le braccia, e a volte il cuore
si distrae dal tuo suono al suon di questo
selvaggio ed indomabile lamento.
Discreti e tenebrosi ambedue siete:
uomo, nessuno ha mai sondato il fondo
dei tuoi abissi; nessuno ha conosciuto,
mare, le tue più intime ricchezze,
tanto gelosi siete d'ogni vostro
segreto. Ma da secoli infiniti
senza rimorso né pietà lottate
fra voi, talmente grande è il vostro amore
per la strage e la morte, o lottatori
eterni, o implacabili fratelli!

 

22 ottobre 2008

Gabriele D'Annunzio , Rime disperse e stravaganti

Il sogno sparve

La vita un tempo fulgida di sole
e d'azzurro mi parve;
in core mi fiorian gigli e viole:
il sogno sparve!

A 'lume di quel volto via su l'ali
fuggia da le mie larve:
ahi, non sapea le grandini autunnali,
e il sogno sparve!

 

21 ottobre 2008

Arthur Rimbaud , Una stagione all'inferno

Fame (vv.1-12)

Se ho fame, è solo
di terra e di pietre.
Mi nutro sempre d'aria,
di roccia, di ferro, di carbone.

Fami mie, danzate. Pascolate, fami,
sul prato dei suoni.
Succhiate il gaio veleno
dei convolvoli.

Mangiate i sassi spaccati,
le vecchie pietre di chiese;
i ciottoli degli antichi diluvi,
pani sparsi nelle vallate grigie.

 

20 ottobre 2008

Jacques Prévert, Storie e altre storie

Il tenero e rischioso volto dell'amore

Il tenero e rischioso
volto dell'amore
m'è apparso la sera
di un giorno troppo lungo
Forse era un arciere
con l'arco
o forse un musicista
con l'arpa
Io non so più
Io non so nulla
Tutto quel che so
è che m'ha ferita
forse con una freccia
forse con un canto
Tutto quel che so
è che m'ha ferita
e ferita al cuore
e per la vita
scottante oh scottante
ferita dell'amore.

 

16 ottobre 2008

Giuseppe Ungaretti, Sogni e accordi

Eco

Scalza varcando da sabbie lunari,
Aurora, amore festoso, d'un'eco
popoli l'esule universo e lasci
nella carne dei giorni,
perenne scia, una piaga velata.

 

15 ottobre 2008

Kostandinos Kavafis, Poesie d'amore...

Andai


Non volli legami. Senza freni andai.
Verso piaceri, in parte reali
in parte roteanti nel pensiero,
andai nella notte illuminata.
E bevvi vini forti, come
bevono i valorosi del piacere.

 

13 ottobre 2008

Nazim Hikmet, Poesie

Sul mare la nuvola rossastra


Sul mare la nuvola rossastra
in mare il battello d'argento
dentro il mare il pesce giallo
in fondo al mare il muschio blu.

Sulla riva del mare un uomo nudo pensa
devo essere la nuvola
oppure il battello
devo essere il pesce
oppure il muschio.

Né l'uno né l'altro
né l'uno né l'altro.
Devi essere il mare, vecchio mio,
  con la sua nuvola
   il suo battello
   il suo pesce
    e il suo muschio.
 

9 ottobre 2008

Stéphane Mallarmé, Poesie

I fiori

Dalle valanghe d'oro del vecchio azzurro, il primo
giorno e degli astri dell'eterna neve
tu distaccasti allora i grandi calici
per la giovane terre, vergine da disastri.

I cigni dal collo sottile nel fulvo gladiolo
e il lauro divino dei cuori esiliati, vermiglio
al pari dell'alluce puro del serafino,
che tinge l'acceso pudore di aurore calpeste,

il giacinto ed il mirto dall'immateriale fulgore
e, simile a carne di donna, la rosa crudele,
Erodiade in fiore del chiaro giardino, colei
che d'un violento sangue e radioso s'irrora!

E tu facesti dei gigli il singhiozzante biancore
che rotolando su mari di sospiri che sfiora,
attraverso l'incenso turchino di spenti orizzonti
sognante s'innalza verso il pianto lunare!

Osanna con sistri e turiboli, o nostra Signora,
osanna dalle aiuole dei nostri limbi!
E l'eco si smorzi lungo le sere celesti,
estasi degli sguardi, brillare di nimbi!

O Madre, che nel tuo seno giusto e forte creasti
i calici dondolanti la fiala serbata
di grandi fiori con dentro la profumata Morte
per il poeta che stanco ingiallisce alla vita.
 

 

8 ottobre 2008

Giuseppe Ungaretti, Sentimento del tempo

Ogni grigio

Dalla spoglia di serpe
alla pavida talpa
ogni grigio si gingilla sui duomi...

Come una prora bionda
di stella in stella il sole s'accomiata
e s'acciglia sotto la pergola...

Come una fronte stanca
è riapparsa la notte
nel cavo d'una mano...
 

7 ottobre 2008

Dante Alighieri, Rime

XV (vv.1-10)

Per una ghirlandetta
ch'io vidi, mi farà
sospirare ogni fiore.

I' vidi a voi, donna, portare
ghirlandetta di fior gentile,
e sovr'a lei vidi volare
un angiolel d'amore umile;
e 'n suo cantar sottile
dicea: "Chi mi vedrà
lauderà 'l mio signore".
 

 

 

6 ottobre 2008

Salvatore Quasimodo, Nuove poesie

Già la pioggia è con noi

Già la pioggia è con noi,
scuote l'aria silenziosa.
Le rondini sfiorano le acque spente
presso i laghetti lombardi,
volano come gabbiani sui piccoli pesci;
il fieno odora oltre i recinti degli orti.

Ancora un anno è bruciato,
senza un lamento, senza un grido
levato a vincere d'improvviso un giorno.
 

 

4 ottobre 2008

Eugenio Montale, La bufera e altro

L'anguilla

L’anguilla, la sirena
dei mari freddi che lascia il Baltico
per giungere ai nostri mari,
ai nostri estuari, ai fiumi
che risale in profondo, sotto la piena avversa,
di ramo in ramo e poi
di capello in capello, assottigliati,
sempre più addentro, sempre più nel cuore
del macigno, filtrando
tra gorielli di melma finché un giorno
una luce scoccata dai castagni
ne accende il guizzo in pozze d’acquamorta,
nei fossi che declinano
dai balzi d’Appennino alla Romagna;
l’anguilla, torcia, frusta,
freccia d’Amore in terra
che solo i nostri botri o i disseccati
ruscelli pirenaici riconducono
a paradisi di fecondazione;
l’anima verde che cerca
vita là dove solo
morde l’arsura e la desolazione,
la scintilla che dice
tutto comincia quando tutto pare
incarbonirsi, bronco seppellito;
l’iride breve, gemella
di quella che incastonano i tuoi cigli
e fai brillare intatta in mezzo ai figli
dell’uomo, immersi nel tuo fango, puoi tu
non crederla sorella?