HOME

 

 

AAntologia di testi poetici di autori italiani e stranieri

 

 

Consolazione

Théophile Gautier
 

 

Non stupirti poeta , se la folla

sdegna l’ascesa all’apice dell’opera:

la folla è acqua che fugge le altezze,

dove non c’è livello, non arriva.

Non darti pena invano per piacerle,

non far gradini al tuo arduo pensiero:

le scale non aiutano gli zoppi.

Che il picco solitario scali il cielo:

con un sol colpo d’ala ci andrà l’aquila,

col piede sulla neve eterna

la neve vergine, di puro argento

 

 

 

Addio alla poesia

Théophile Gautier

 

Mio angelo caduto, reclina l’ala rosa,

lascia la veste candida e l’aureola:

bisognerà dal cielo dove osavi salire

filare come stella, piombare nella prosa:

 

Che il tuo piede d’uccello si posi sulla terra:

cammina, non è il tempo di volare,

chiudi in cuore il tuo tesoro di musiche,

che un poco la tua arpa si riposi.

 

Preistoria

Cesare Viviani

 

Una sera,

quattromila anni fa,

fu scritta la prima poesia.

Il mattino dopo,

gli alberi pieni di luce

furono i recensori

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Astronomia per due

 Cristoph Wilhelm Aigner

 

 

 

Sotto la piccola città

serpeggia nella nebbia

Il cielo un

fuoco d’artificio raggelato

Venere era

esplosa in Scorpione

Sullo sfondo

il fruscio del nostro sangue

 

I

 

Il cielo questa notte

Tomaso Kemeny

 

Il cielo questa notte
è senza stelle,

il loro fuoco etereo nutre

il tuo sguardo che per me solo rifulge.

Un fremito di gioia

lunare m’inargenta il sangue

quando l’immagine del tuo corpo

appare lussuriando senza fine…

 

Luna

Vivian Lamarque

 
 

Disabitata la Luna?

Ma è lei

il suo bianco abitante.

Condomina e casa

abitante e abitata

inquilina pallida

finestrella affacciata

 

.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tempo di guerra

Alba Donati

 
 

Non tornò a casa il suo corpo

perché non tornavano a casa i corpi

in tempo di guerra.

 

Dovevamo avere

sentimenti così grandi

da contenere il vuoto

 

 

 

 I Feriti

Tiziano Rossi

 

Non più la consolatrice degli afflitti…

e allora stanno i feriti in abbandono a sospirare

che appena guardano di qua e di là,

e poi volando per l’aria come fior di farina

uno si perderà e si quietano cento.

Ci fosse il paradiso, bella cosa

che chi ci andasse ci va e riposa

 

A lungo fui prigioniero

Walt Whitman

 

A lungo fui prigioniero

della vita che si mostra.

Delle cose che si fanno in casa,

per strada o in compagnia.

I soliti piaceri, le convenzioni a cui tutti si

adeguano e che gli scrittori celebrano.

Ma ora conosco una vita che non si mostra,

eppure tutte le altre racchiude.

E, fuggiasco, celebro ora quella

vita nascosta ma sostanziale.

Io celebro il bisogno dell'amore

dei compagni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Conchiglia

Ted Hughes

 

 

Il mare mi riempie l’orecchio

di sabbia e di paura.

Puoi lavar via la sabbia,

non il verso spettrale e la minaccia

del mare

che mi dà la caccia

 

 

 

Balena

Ted Hughes

 

Oh ascolta della balena

la colossale canzone!

Più flessuosa della

lingua di un soprano

e selvaggia come una mano

tra corde d’arpa,

tuffandosi nel mare

ella canta

 

Sirena

Ted Hughes

 

Chiamala pesce,

chiamala ragazza,

chiamala perla pazza

di un’ostrica sugosa nel suo piatto

di madreperla rosa,

che con le labbra laccate di melma

gorgogliando s’attarda a sorseggiare

il mare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Frumento

Giancarlo Consonni

 
 

Ecco già l nuovo frumento

lo attanaglia la brina

e attende la candida cura.

La terra

le talpe accoccolate

si assopisce. Sogna

i mille violini delle reste

le instancabili ole di giugno

 

I

 

A un passante

Hugo Von  Hofmannsthal

 

Tu mi hai svelato cose

che in me tenevo segrete,                      

sei stato per le corde dell’anima

il sussurro notturno del vento

 

 

 

 

E fammi vento

Salvatore Quasimodo

 

E fammi vento che naviga felice,

e seme d’orzo o lebbra

che sé esprima in pieno divenire.

 

E sia facile amarti

in erba che accima alla luce,

in piaga che buca la carne

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un girasole

Giuliano Zincone

 
 

Marco, la voce sorda dell’assenza

ti carica la penna di bestemmie.

Siccome piangi il tuo ragazzo morto

tu scrivi ch’è immorale fare figli

per condannarli ai sassi della vita.

Vieni al mondo con urla di dolore,

il dovere di nascere t’ammazza:

questo è il nostro mestiere, amico mio.

Marcisce nella notte il girasole

sbocciato tra bagliori d’allegria.

Perché (se la memoria non m’inganna)

anche agli umani piace far l’amore?

 

 

Fisarmoniche

Attilio Lolini

 

Domandavi:a cosa                  

servono i giorni?

A futili partenze

a inutili ritorni.

Fogli da mettere in fila

fuochi calanti

fisarmoniche

quando il cielo ci copre

come una scatola rotta

 

 

Notti dei davanzali

Lucio Piccolo

 

Notti dei davanzali: scendeva

la vallata con l’erbe della montagna

lontana sui canali dell’aria

appena mossa dal vento…

notti della verbena che tocca

ogni grana, che sale

come per gonfia vena

di struggimento ignoto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rondinella

Tommaso Grossi

 
 

Rondinella pellegrina

che ti posi in sul verone,

ricantando ogni mattina

quella flebile canzone,

che vuoi dirmi in tua favella,

pellegrina rondinella?

Solitaria nell’oblio,

dal tuo sposo abbandonata,

piangi forse al pianto mio,

vedovella sconsolata?

Piangi, piangi in tua favella,

pellegrina rondinella

I

 

Agreste o le lucciole

Gabriella Sica

 

E s’accendono allegre come le stelle

nella notte già estiva le lucciole,

inseguono il miracolo i bambini

nella piana del lago di Burano.

 

E non sanno perché oggi spegnere

si  devono se incolumi da secoli

quei guizzi tremuli di luci vere

al buio tra le maggesi e i fossi.

 

Faina

Giancarlo Consonni

 

Che noi

dico di noi di un tempo

si sia scomparsi

si può capire.

 

Ma la faina

l’accorta infida sgradita

agguerrita faina

che sia sparita

questo fa pena.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Siete neve?

Vivian Lamarque

 
 

Siete neve?

Per questo scendete?

O siete pallidi fax

dei nostri pallidi Assenti?

Stralunati cia a a a o o o  o…

bianchi fazzoletti

da lontani finestrini

di cristallo?

 

I

 

I giorni dei morti

Vivian Lamarque

 

Cara terra

nostra futura

copertina gentile

non in tinta unita

a fiori e foglie

i ricami preziosi

coi quali ci dirai per sempre

buonanotte.

 

L’altrove

Attilio Lolini

 

L’oscurità irrompe

nascondiglio dei giorni

entrati nella casa

dalle finestre schiodate

 

com’era o come non era

guarda qui e altrove

sta la notte oscillando alla sua fune.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Natale nell’hinterland

Milo De Angelis

 
 

I treni della Certosa restavano lì,

spirituali. Poveri cristi invocavano

qualcosa, forse un dio

delle rotaie, Mariarosa, un aranceto,

un miracolo davvero

segreto univa migliaia di orologi

al fiore delle origini.

 

 

 

Aspettiamo

Pablo Neruda

 

Vi sono altri giorni

che ancora non son giunti,

che si stanno facendo,

come il pane o le sedie o il prodotto

delle farmacie e delle officine:

vi sono fabbriche di giorni che verranno:

esistono artigiani dell’anima

che sollevano e pesano e preparano

certi giorni amari o preziosi

che d’improvviso giungono alla porta

per premiarci con un’arancia

o per assassinarci di colpo

 

Se il tempo è montagna

Giusi Quarenghi

 

Se il tempo è montagna

di sabbia – che passi

grano su grano

E se è dolore che deve

venire – sia grano

su grano su grano

Del tempo i minuti

sono il viatico

La sua pietà – la mia ossessione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Autunno

Bruno Lauzi

 
 

Perfette giornate le mie,

ma il corpo allarmato

segnala

le prime avarie…

Perché dunque vita lusinga

a non disarmare le voglie,

se questo magnifico autunno

è tutto un cadere di foglie?

 

 

 

Fu tanti anni fa

Bertolt Brecht

 

Fu tanti anni fa

ed al presente

di lei non so più niente

di lei che un tempo mi era tutto.

Ma tutto se ne va.

 

 

 

Troppo pochi i mattini

Emily Dickinson

 

Troppo pochi i mattini,

scarse le notti.

Non c’è alloggio

per le gioie

che sulla terra scendono per stare,

ma non trovano albergo

e son già via

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Io più di tutto

Sergej A. Esenin

 
 

Io più di tutto

amo la primavera.

Amo la piena

come torrente precipitoso,

dove per ogni scheggia,

come un vascello,

c’è un tale spazio,

che non lo misuri con l’occhio

 

 

 

Svuotato tutto quel che ero

Raffaele Bazzani

 

Svuotato tutto quel che ero

e che non sono mai stato

scruto

tra le nebbie e negli albori

un po’ di oggi e un po’ di ieri

nella certezza che ci sarà

 domani

 

L’orso

Luciano Erba

 

…dovevi imparare dall’orso

che cosa?

la solitudine dei boschi, la monogamia

oggi

non puoi essere che un orso di pezza

un bigio orsacchiotto

in braccio allo stato sociale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come le cose di terracotta

Reiner Kunze

 
 

Volevamo essere come le cose di terracotta

Esserci per quelli,

che prendono il loro caffè di mattina alle cinque

in cucina

Appartenere ai tavoli semplici

Volevamo essere come le cose di terracotta, fatte

di terra dei campi

E in modo che nessuno potesse usarci per uccidere

Volevamo essere come le cose di terracotta

in mezzo a

tanto

acciaio

che rulla

 

Saremo come i cocci delle cose

di terracotta: mai più

un insieme, forse

un balenare

nel vento

 

È lì scheletrita

Giancarlo Consonni

 

È lì scheletrita

la libertà

che il vilucchio

si è presa.

 

Titinna

nel buio dei semi

l’attesa.

 

 

Stare leggeri

Giancarlo Consonni

 

Come quando la vita

ti bastona

e uno respira piano

per non fare male all’aria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Decisioni minime

Juan Octavio Prenz

 
 

Trapianteremo branchie agli uomini

Per quale fiume o mare?

 

Metteremo lo le ali

Per quale cielo?

 

Riusciremo a eliminare la morte

Per quale vita?

 

 

 

Ma tu sei un dio nascosto

Alida Airaghi

 

Ma tu sei un dio nascosto.

Oppure solo stanco:

e vorresti confonderti,

bianco nel bianco;

arrenderti, non esserci.

Invece stai al tuo posto

 

 

Talvolta per vivere

Caterina Zauli Pisa

 

Talvolta per vivere

ci basta poco

uno sguardo fra mille

ed è subito gioco

la fronte si bagna

di fuoco e sudore

plasmabile diventa

il ferro del cuore

ed è subito gioco

antico d’amore

tentare per vivere

quegl’occhi e quel cuore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

Lasciate il foglio bianco

Alfonso Gatto

 
 

Lasciate il foglio bianco,

disegnate una croce nera.

Vedete, è questo il mare del Polo

dove non scende mai la sera,

dove ognuno è solo,

l’uomo, l’orso, la foca, il cielo…

 

E bianco bianco è tutto il vostro foglio

ove ogni segno scompare,

ove resta solo il cielo

così sereno, così spoglio,

come un mare che sogna nel mare

 

 

 

Ciottoli

Ted Hughes

 

Dove ricade lo spruzzo schiumoso

stiamo noi sassi.

 

Di terre che uscirono con impeto

dal sonno e si chinarono

come animali a placare la sete

nel ritrarsi dell’acqua

noi siamo le ossa

 

 

 

 

Il prato non splende

Roberto Roversi

 

Il prato non splende, non  è

corrusco. E’ un prato

dimenticato, su cui va a rintanarsi

il sole quando

ha il fiato corto per la corsa e sta

ansimando.

Perché il sole, anche lui, è vecchio.

Sopra al prato ronzano nuvole

leggere che alle

volte si aprono e lo coprono,

questo sole, mentre

disarmato riposa; lasciandolo

freddo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mare lungo

Corrado Calabrò

 
 

Giunge chi sa da dove

questo mare forastico.

Morbide e placide ondate s’allungano

una sull’altra, come cera fusa.

 

Entra, onda a onda, nell’udito,

come un ultrasuono,

questo mare silente.

 

Entra, onda a onda, nella mente

come un male dell’anima

 

 

 

Ritorni

Giuliana Rigamonti

 

All’improvviso un vento

increspa. Moriremo così, dici,

mano nella mano. Le finestre

sbattono e il mare è una bava

bianca: il toro si avventa

dentro la bocca delle grotte

 

 

Compresenza

Corrado Calabrò

 

Sei come un fiume azzurro,

dall’omero all’onda del tuo fianco…

Sei come un fiume, come un fiume lento.

Portami con te, stretto al tuo seno.

Semplicemente scorri nel tuo tempo

senza cessare d’essere dov’eri.

Dalla gola all’onda del tuo ventre…

 

Sei come un fiume, come lo Yangtze.

Portami via con te, stretto al tuo grembo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Parole silenziose

Emilio Villa

 
 

Sono incantate finestre

sul fondale

del mio cielo dischiuse

le parole:

disumanate e mie.

 

Quando sono stanco di morire

in questa buia stanza

prode mi dischiarano

remote e lisce.

 

 

 

Senti di nuovo

Silvio Ramat

 

Senti di nuovo il sospiro il ronzìo

rumori che credevi seppelliti

senti il sussurro e ogni tanto lo stridere

per un inciampo – sono loro, i vecchi

pennini, è forse il mondo che ritorna

agli inchiostri – non mancherà il colore –

e questo, che non vedi, è solo un campo

di vecchi, una riserva rara, eterna.

Li tiene insieme un compito: copiare

in bella i cento quaderni confusi

delle loro esistenze. Ascolta e impara

 

Fuori

Bartolo Cattafi

 

Tirarsi fuori della nube impura

(anni nomi macerie macinate)

nei polmoni stagnante nella mente

aspirare con l’aria ventilata

il pulviscolo astratto del futuro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bacche

Giancarlo Consonni

 
 

Piracanta asparagina

pungitopo rosa canina

screzi di scricchi scatti di svoli.

 

Si dà tocchi di rossetto

furtivi furori

il pallido inverno.

 

 

 

I boccioli carnosi

Giancarlo Consonni

 

I boccioli carnosi del prunus

sfidano le gelate

e preme nella forsizia

l’annuncio della luce.

 

Hanno il sonno leggero

li sveglia il paso felpato dei Magi.

 

Primula

Giancarlo Consonni

 

Foglie aduste, nodi contorti

fruscoli, arbusti, pelle di serpe

lenti fumacchi, fuochi negli orti.

 

La primula sa

quanto deve all’inverno

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La casa dei miei genitori

Carmen Yánẽz

 
 

Un limone

 nel cortile

è ancora il sole che gocciola

alle mie spalle

quasi a compromettermi di lacrime

l’infanzia e la memoria

o un giocattolo affidato alla miseria

dell’oblio

 

 

 

E’ un reato sedersi

Rafael Alberti

 

E’ un reato sedersi al mattino

a udire la parola delle fonti,

diventare un rumore, essere l’eco

di un sussurro infinito assorto in sé?

 

E’ un reato far scivolare sugli alberi

lo sguardo, e poi calarlo giù dai rami,

rovesciarlo sul prato, distaccarlo

da un fiore per fissarlo

su altri fiori?

 

Cari gerani

Michele Sovente

 

Cari gerani

in fuga accarezzati.

 

Care impronte

di chi non c’è più

avidamente annusate.

 

Cari sorrisi e visi

più dell’aria cari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

20.8.1981

Antonio Porta

 
 

per caso mentre tu dormi

per un involontario movimento delle dita

ti faccio il solletico e tu ridi

ridi senza svegliarti

così soddisfatta del tuo corpo ridi

approvi la vita anche nel sonno

come quel giorno che mi hai detto:

lasciami dormire, devo finire un sogno

 

 

 

La signora baciatrice

Vivian Lamarque

 

Era la sua baciatrice preferita.

Con lei si appartava un momento

dal mondo, poi

vi ritornava.

Era felice la baciatrice?

Oh sì, e anche il signor baciato lo era,

e anche i baci

di essere dati

tutti i conti erano tornati

 

 

 

L’ultima scorta

André Frénaud

 

L’ultima scorta

è fuggita…Dov’è?

Il mio amore sei tu,

nessun altro all’intorno.

I cavalli si involano,

le redini, i sogni.

Gli occhi degli amici…

Per forzar le mie catene,

i tuoi seni e le tue labbra.

Addio miei campi.

Il mio amore sei tu.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Muro, scrostato muro

Guido Cernetti

 
 

Muro, scrostato muro,

muro senza scritture.

Nel suo silenzio è scritto

logòtipo in apparente

l’insolubile enigma.

 

 

 

O gambe femminili!

Guido Ceronetti

 

O gambe femminili!

Arpe strappate ai suoni,

foreste diserbate…

V’hanno umiliate in ceppi

feroci di calzoni

 

 

 

Lo so, non sono un pozzo

Silvio Ramat

 

Lo so, non sono un pozzo senza fondo

le energie, un po’ alla volta si consumano,

e la curiosità che i sensi accende.

Viene l’ora dei quasi casti affetti:

fiori al balcone, una bottiglia in serbo

tra polvere e memoria, necessaria.

E’ amore anche il vissuto dell’amore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel paradiso ho disegnato un’isola

Odissea Elitis

 
 

Nel paradiso ho disegnato un’isola

a te uguale ed una casa sul mare

con un grande letto e una piccola porta

Ho gettato un’eco nelle acque profonde

per guardarmi ogni mattina quando mi sveglio

per vederti a metà passare sull’acqua

e a metà piangerti nel Paradiso

 

 

 

Le strida di ragazze stuzzicate

Paul Valéry

 

Le strida di ragazze stuzzicate,

gli occhi, i denti, le palpebre bagnate,

il dolce seno che gioca col fuoco,

il sangue che brilla a labbra arrendentisi,

gli ultimi doni, le dita a difenderli,

tutto va sotterra e torna in gioco!

 

 

 

 

Il vento cala e se ne va

Nazim Hikmet

 

Il vento cala e se ne va

lo stesso vento non agita

due volte lo stesso ramo

di ciliegio

gli uccelli cantano nell’albero

ali che voglion volare

la porta è chiusa

bisogna forzarla

bisogna vederti, amor mio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un solo tuo sguardo

Carlo Mazzantini

 
 

Un solo tuo sguardo

è un dono

e una ferita

non volgerti

non prendermi per mano

ardere potrei come una foglia

 

Lascia che ti segua

tu che vai intangibile nel sole

e non altro esser vorrei

che l’ombra di una fronda

che un attimo

trascorre sul tuo viso

 

 

 

Si allontanava

Carlo Mazzantini

 

Si allontanava

col suo passo gentile

nella luce declinante del giorno

e pareva

tutta la grazia del mondo

fosse stata creata

per farle corona

 

 

Danni collaterali

Giuliano Zincone

 

Angelica, la fame e la polenta

ti portarono a Roma nella guerra,

serva d’una famiglia senza pane.

E tu andasti a cercarlo in camionetta

nella stagione delle spighe verdi

per me, che tu chiamavi sior putèo.

Il caccia inglese s’abbassò, ruttava

la stupida ferocia di un ragazzo:

chissà quale vittoria avrà sognato

dipinta sulla lucida carlinga

assassinando il cielo del tuo sguardo.

La mia patria è l’infanzia, e tu ci sei

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Canino

Attilio Lolini

 
 

L’alba malefica

pare un’altra replica

il sole un proiettore

d’un pazzo operatore

 

m’alzo e sto male

perché non ho niente

nemmeno mi duole

il penultimo dente

 

 

 

E se piango

Lorenzo Gattoni

 

e se piango dammi del vino

e non ti voltare a guardare

lo scoppio in galleria

 

raccogli i frammenti del tuono

come fossero fossili

dell’eterno macello
 

su scissile soglia

il sorriso è una rupe che frana

 

Forse mi è capitato

Dario Villa

 

forse mi è capitato di descrivere

l’assordante violenza del vuoto,

il lavorio da topo dell’alienazione,

il punto in cui le parole non tengono,

la nitida imprecisione dei sogni…

ma il fine non l’ho capito,

non ho trovato la frase, non ho risolto teoremi minimi,

non dispongo di chiose

per certi capitoli,

non so glossare la morte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E se fosse

Giancarlo Consonni

 

 

E se fosse quello svagare

in altra stanza

vicinanza di aria e pietra

di dalie e orti

se fosse prossimità

l’altrove dei morti?

 

 

 

Avevamo studiato

Eugenio Montale

 

Avevamo studiato

per l’aldilà

un fischio, un segno

di riconoscimento.

Mi provo a modularlo

nella speranza

che tutti siamo già morti

senza saperlo

 

Tutto hanno sempre

Giuseppe Pontiggia

 

Tutto hanno sempre

previsto gli oroscopi

di fine anno

tranne l’evento più certo

per tutti.

Lasciare il certo per  l’incerto

è la fortuna dell’oroscopo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un consiglio

Alfonso Gatto

 

 

Non date retta al saggio

al maestro del villaggio

al maestro della città,

a chi vi dice che sa.

Sbagliate soltanto da voi

come i cavalli, come i buoi,

come gli uccelli, i pesci, i serpenti

che non hanno monumenti

e non sanno la storia.

 

Chi vive è senza gloria

 

 

 

Cantate con me

Antonio Machado

 

Cantate con me in coro:

sapere niente sappiamo.

Arcano è il mare da cui veniamo,

ignoto il mare in cui finiremo.

Posto tra due misteri

è il grave enigma: tre

casse che chiude una perduta chiave.

Nulla la luce illumina,

nulla il sapiente insegna.

La parola dice qualcosa?

L’acqua, alla pietra, dice qualcosa?

 

 

Filastrocca

Alfonso Gatto

 

Avete visto che tutto è perfetto

nel mondo come un bacio,

la casa col suo tetto

il bimbo col suo letto

il topo col suo cacio?

 

Avete visto che tutto ha ragione

nel mondo e si spiega

il cielo col pallone

la faccia col sapone

il legno con la sega,

l’alfa con l’omega?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cacciato da te stesso

Paul Celan

 

 

Cacciato da te stesso, non sfuggi a te,

questo è il gioco,

che i pini, colpiti dal sole,

dànno alle ombre,

dove si ammucchiano i peli ispidi

 

 

 

L’asciugamo

Charles Bukowski

 

tra non molto la cena

e la boxe

in tivù,

più tardi una bottiglia

di cabernet.

 

mica male,

la strada

per l’inferno

 

Malgrado tutto

Michele Sovente

 

Incalza inesorabile

il grigio delle metropoli.

Dove fluttuava a luce

trionfano l’ ossido di carbonio

e l‘amianto. Tutto va

sottosopra? Sempre più annotta?

…ma iiio caaanto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nessuno di voi

Ana María Navales

 

 

Nessuno di voi

ha prolungato la sua ombra

fino ai miei giorni. E quando provo

a rinchiudervi in un verso

il cuore non risponde

 

 

 

Amelia

Dante Mafia

 

Soffio sulla sofferenza del giorno

tengo fuori il buio

a calci a pugni

con grida di maiale

che ha ricevuto il colpo

dello scannamento

e non s’arrende strepita

il buio no, il buio

che tesse rapido

sbatte violento nei pozzi

trita la solitudine

ne fa bottino solido

ferita fetida luna invisibile

di noia

 

 

 

 

Cosmografia improvvisa

Mario Luzi

 

La purità dell’essere – ne aveva

e non ne aveva

lui barlumi

di prereminiscenza…

o no, forse era

desiderio, imago.

A un tratto s’incendiò

in fondo ai suoi pensieri

quel mare di materia

luce aria, gli entrò nel labirinto

 e in ogni cavità

del crani quella musica,

quello splendore –

era però o pareva

aleatorio l’uomo,

precaria la sua storia

in quella temperia.

Oh non sia come piaga

né come cancrena

l’umano in questa luminosa sfera,

non sia stata l’Incarnazione spreco

pregò dal suo rigore

già di salma…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La rosa appassisce

William Carlos Williams

 

 

La rosa appassisce

e si rinnova per mezzo

del seme, naturalmente,

ma dove

fuorché in poesia

non subirà alcuna

diminuzione

del suo splendore

 

 

 

Una specie di canto

William Carlos Williams

 

Attenda il serpe sotto

la gramigna

e la scrittura

sia di parole, lente e rapide, affilate

a colpire, quiete ad attendere,

insonni

a conciliare con metafore

le persone e le pietre.

Componi (nessuna idea

se non nelle cose) Inventa!

Sassifraga è il mio fiore che spacca

le rocce.

 

Se un grido

Giuseppe Strazzi

 

Se un grido ti rapina

il cuore, un altro

ti apre l’universo.

Se una foglia muore

un’altra sboccia

sulla ferita.

Così è la tua speranza

di vivere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Canto del volto

Cristina Di Lagopesole

 

 

Sul tuo Volto ho guardato.

Dalla trasparente

sostanza sottile

ho visto fluire segni, emanazioni iridate,

note d’Amore intrecciate d’oro,

ombre di silenzio fugate da inni.

Allora mi sono trasformata in nota:

lasciai cadere una corona sul la

e la tenni alta davanti al tuo Volto

 

 

 

Canto della metamorfosi

Cristina Di Lagopesole

 

Non so, Dio, quanto miele tu mi donasti:

certo, dalla coppa, tutto lo bevvi.

Quando ogni goccia era finita

sentii che un’ape m’era entrata in petto.

Da quel giorno mi colorai, mi spuntarono ali:

divenni aria. Mi accordai col vento, le note,

gli Splendenti. Punti luminosi e brillanti

diventarono musica, corpo inebriato, canto